Il comportamento di foraggiamento nei pappagalli

foragingI pappagalli, come gli uccelli in generale, presentano un comportamento naturale che si chiama comportamento di foraggiamento. Come dice il nome, è un’attività che consiste nella ricerca del cibo e che tiene occupato l’animale come minimo sei ore al giorno ma spesso molto di più. I pappagalli in cattività hanno sempre a disposizione ciotole ripiene di cibo nutriente e non richiedono più di 20-30 minuti per nutrirsi. È evidente che rimangono parecchie ore in cui questi animali non sanno cosa fare e si annoiano, con evidenti ripercussioni negative a livello psicologico e la possibile insorgenza di problemi comportamentali. Un pappagallo che non sa cosa fare e che non ha una sufficiente interazione con i membri della famiglia può iniziare a impiegare un tempo eccessivo nella pulizia delle penne, arrivando a sviluppare una sindrome da autodeplumazione (strappamento delle penne), un problema molto comune nei pappagalli in cattività. Continua a leggere Il comportamento di foraggiamento nei pappagalli

Non usate il Frontline nei conigli

frontlineCapita spesso che i proprietari di conigli su consiglio del veterinario o del negoziante applichino al loro coniglio il Frontline (fipronil) con risultati disastrosi: crisi convulsive e altri sintomi neurologici, apparente cecità, anoressia e infine la morte.

IL FRONTLINE NEI CONIGLI E’ TOSSICO E PUO’ PROVOCARE LORO GRAVI DANNI NEUROLOGICI E LA MORTE. E’ risaputo da anni che non deve essere impiegato su di loro, anche se è un ottimo prodotto per cani, gatti e furetti. Se il veterinario o il negoziante vi consigliano di usarlo sui conigli (e per sicurezza anche sui piccoli roditori), avvertitelo del pericolo!

Ogni anno con il caldo e l’aumento delle pulci c’è il rischio che si scateni una “epidemia” di intossicazione da Fronline. Cercate di diffondere questa informazione per salvare altri conigli da questo pericolo. Non tutti i conigli a cui viene applicato mostrano sintomi, facendo credere ad alcuni veterinari incauti che non sia pericoloso.

Perché i carboidrati fanno male (molto male) ai conigli

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Pane, fette biscottate, dolci, merendine, focacce, pizza… tutte cose buonissime, ma non per i conigli. Lo stesso vale per i cerali contenuti nei mangimi. Perché questi alimenti, che i conigli trovano irresistibili, in realtà per loro sono dannosi e possono essere addirittura mortali?

La spiegazione sta nella flora intestinale, vale a dire l’insieme di batteri e altri microrganismi che i conigli, come tutte le specie animali, uomo compreso, ospitano nel l’intestino. La flora intestinale ha un ruolo particolarmente importante nel coniglio, perché è un erbivoro. La sua dieta naturale si basa sul consumo di erba e piante di campo, che contengono principalmente fibra (es. emicellulosa, cellulosa e lignina). L’apparato digerente dei mammiferi, coniglio compreso, non produce gli enzimi necessari alla digestione della fibra, che è affidata alla flora batterica; questa scinde la fibra in elementi più semplici producendo sostanze nutritive (tra cui aminoacidi e acidi grassi) che il coniglio può assimilare (questo invece a noi non accade: a noi la fibra non fornisce alcun nutrimento, anche se è fondamentale per la motilità e la salute dell’intestino). Continua a leggere Perché i carboidrati fanno male (molto male) ai conigli

Gli uccelli e il trucco del riflesso di conservazione

Gli uccelli hanno la fama di essere creature delicate, che muoiono facilmente appena si ammalano o che addirittura possono morire senza motivo. In realtà non è affatto così, ma  purtroppo questi animali non mostrano i segni di malattia come fanno cani e gatti; al contrario, hanno la caratteristica di nascondere sintomi come letargia, abbattimento e mancanza di appetito che normalmente accompagnano le fasi iniziali di un processo patologico. In questo modo nascondono malattie gravi fino a quando queste sono a uno stadio avanzato.

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Gli uccelli ammalati fanno ogni sforzo per apparire normali, soprattutto se osservati, fino a quando non stanno così male da non riuscire più a nasconderlo.

Questo comportamento peculiare, detto riflesso di conservazione, si spiega con la necessità di non attirare l’attenzione di potenziali predatori rivelando loro di essere una facile preda. I predatori infatti in un gruppo di potenziali prede puntano di preferenza i soggetti che appaiono in condizioni fisiche peggiori, più facili da catturare. Continua a leggere Gli uccelli e il trucco del riflesso di conservazione

Photinia, una pianta bella e letale

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Photinia è una pianta ornamentale ampiamente utilizzata per decorare parchi e giardini, facile da riconoscere per le foglie che quando sono giovani hanno un bel colore rosso acceso. Molti però non sanno che questa pianta, se ingerita, è molto velenosa e rappresenta un pericolo per i conigli.

Le foglie, gli steli e i frutti di Photinia contengono sostanze tossiche dette glucosidi cianogenetici, che all’interno dell’apparato digerente danno luogo alla formazione di cianuro. Il cianuro è un potente veleno che impedisce alle cellule di utilizzare l’ossigeno. Da minuti a poche ore dopo l’ingestione l’animale mostra respiro accelerato e debolezza; la morte sopraggiunge in alcune ore.

È poco probabile che cani e gatti mangino parti di questa pianta, ma i conigli potrebbero farlo: è quindi importante impedire che, se lasciati liberi in un giardino in cui crescono delle Photinia, ne vengano a contatto.

Alla larga dal bruco letale

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Il bruco di processionaria (la farfalla Thaumetopoea pityocampa) rappresenta un pericolo molto grave per gli animali che ne vengono a contatto (uomo compreso) e in particolare per il cane, per cui è bene essere all’erta sulla sua presenza ed evitarla. Questo bruco, caratterizzato da una folta peluria, si nutre di aghi di pino e altre conifere, causando a molti danni a queste piante. I peli di cui è ricoperta contengono inoltre una proteina urticante, la thaumetopoeina, gravemente irritante per i tessuti animali: non è necessario un contatto diretto, anche trasportati dal vento i peli possono causare irritazioni cutanee e agli occhi e in alcuni casi gravi reazioni allergiche.

Durante la primavera si spostano sul terreno formando lunghe file (da cui il nome dell’insetto) per cercare un punto in cui impuparsi ed è in questo momento che i cani possono venirne a contatto diretto. Continua a leggere Alla larga dal bruco letale

I cinque sensi del coniglio

5 sensi coniglio

Vista

La vista nel coniglio è un senso assai sviluppato. Questo mammifero è un tipico animale da preda: allo stato selvatico è costantemente in allerta per sfuggire ai predatori, compito che è innanzitutto svolto dalla vista. Gli occhi del coniglio sono molto prominenti e posti lateralmente e questo permette di avere un campo visivo molto ampio, quasi a 360°. L’acuità visiva è  massima sulla linea dell’orizzonte, per la necessità di scorgere da lontano i predatori in avvicinamento.

Per quanto riguarda la visione dei colori, possono distinguere il blu e il verde, ma non hanno la percezione del rosso. La sensibilità alla luce è otto volte superiore a quella umana, permettendo di vedere bene in condizioni di scarsa luminosità, perché è maggiormente attivo all’alba e al crepuscolo.

Udito

Anche l’udito svolge un importante ruolo nella difesa dai predatori: è molto sviluppato e particolarmente sensibile alle alte frequenze. I padiglioni auricolari nel coniglio selvatico sono molto lunghi allo scopo di raccogliere i suoni. I padiglioni auricolari hanno però un’altra importante funzione che non ha nulla a che fare con l’udito, quella della termoregolazione: rappresentano il 12% della superficie corporea e hanno una diffusa rete di vasi sanguigni, che possono restringere o dilatare per conservare o dissipare il calore corporeo. I conigli, infatti, non sudano come noi e non ansimano come i cani se hanno troppo caldo.

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Curiosità sulla cavia

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La cavia, detta anche porcellino d’India, non esiste allo stato naturale. I suoi antenati originano dalle Ande; il processo di addomesticazione è iniziato ben 7000 anni fa dagli Indigeni sudamericani, un lasso di tempo così grande che la specie da cui deriva non è più identificabile. Questo simpatico roditore è quindi un animale domestico a tutti gli effetti.

In Occidente, la cavia ha iniziato la sua carriera di animale da compagnia già nel 16° secolo, per la sua facilità di allevamento e docilità. Ben presto la selezione artificiale praticata dagli appassionati allevatori ha portato alla comparsa di numerosissime varietà di colore e di mantello; la creazione di nuove varietà continua tutt’ora.

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Le cavie vivono in piccoli gruppi formati da un maschio, un harem di femmine e i loro piccoli. Essendo animali molto sociali soffrono la solitudine: meglio quindi tenere insieme 2-3 cavie che possano farsi compagnia, purché dello stesso sesso! Le cavie possono iniziare ad accoppiarsi già a cinque settimane di vita, dando luogo in breve tempo ad una florida colonia. Per tenere insieme cavie di sesso opposto è necessario sterilizzare il maschio, intervento che può essere eseguito da un veterinario esperto in piccoli roditori. Continua a leggere Curiosità sulla cavia

Come prevenire le lesioni alla corazza nelle tartarughe

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Molti credono la corazza rappresenti per le tartarughe una difesa impenetrabile che le protegge da ogni sorta di trauma, ma la realtà è molto diversa. La corazza può essere paragonata al cranio, una struttura relativamente solida ma che si può ledere in caso di traumi. Come il nostro cranio, non è un involucro indistruttibile, ma un tessuto vivo, un vero e proprio scheletro esterno e, in quanto tale, capace di subire lesioni e fratture. È in grado di proteggere le tartarughe dai traumi e dalle aggressioni in modo molto efficace nel loro ambiente naturale; in quello domestico, invece, i pericoli che mettono a repentaglio la sua integrità sono numerosi.

Conoscere i pericoli a cui può andare incontro la tartaruga è il primo passo per ripensare all’ambiente in cui vive e prevenire i potenziali rischi, perché come sempre la prevenzione è sempre la strategia migliore e quando il danno è fatto spesso è molto grave se non irreversibile. Continua a leggere Come prevenire le lesioni alla corazza nelle tartarughe

La salute dei piedi del coniglio

coniglio piedi

Per quanto possa sembrare strano, l’ambiente protetto della casa e della gabbia può rappresentare un pericolo per la salute dei piedi del coniglio. Poiché la parte inferiore delle zampe è in generale poco visibile, può succedere che anche al proprietario più attento eventuali lesioni in questa zona possano sfuggire fino a che la condizione è ormai avanzata e più difficile da trattare. Poiché come sempre prevenire è meglio che curare, ecco alcuni utili consigli per evitare situazioni incresciose.

Nei cani e nei gatti, la parte inferiore delle zampe (quella a contatto con il suolo), è ricoperta da spessi cuscinetti che fungono da ammortizzatori. Nel coniglio, al contrario, vi è solo il pelo a proteggere i tessuti (pelle, tendini e ossa) della parte inferiore del piede. Materiali duri o abrasivi, come i tappeti ruvidi o il ghiaino per gatti possono “consumare” il pelo, che non funge più da protezione. Il piede del coniglio ha un’altra particolarità: è fatto per camminare sui terreni morbidi, dove le unghie possono affondare. Sulle superfici dure questo non è possibile e le unghie impediscono all’animale di appoggiare tutta la superficie del piede, scaricando il peso solo sulla parte posteriore (il “tallone”), con conseguenze negative. La compressione costante ostacola il circolo sanguigno, portando alla lesione dei tessuti, fino anche alla formazione di ulcere che poi possono infettarsi causando una pericolosa situazione detta pododermatite.

Pododermatite
Pododermatite

Ci sono molte cose che possiamo fare per prevenire lesioni alla superficie inferiore delle zampe.

Movimento

I conigli rinchiusi costantemente in gabbia non sono solo animali tristi e annoiati: la mancanza di attività fisica ha effetti negativi su tutto l’organismo, compresi i piedi. Passando molto tempo fermi, il peso del corpo grava più a lungo sulla superficie plantare.

Superficie adeguata

La gabbia deve avere un substrato morbido, pulito e asciutto. L’ideale è uno spesso strato di fieno sopra uno strato assorbente come carta di giornale o trucioli, oppure il pellet di legno, di carta riciclata, di tutolo di mais o materiali simili. Assolutamente da evitare i fondi “nudi” o peggio le griglie, dannosissime per le zampe dei conigli. Continua a leggere La salute dei piedi del coniglio